IUSVE

IMPACT. Quando il dato incontra l’abitudine

da IUSVE
5 5 people viewed this event.

Filippo Tolin racconta il percorso da IUSVE a Glovo

News post-incontro — 11 marzo 2026

Da Verona a Barcellona, passando per Ferrari, eBay e una delle piattaforme di delivery più rilevanti d’Europa. Filippo Tolin, Global Assortment Manager di Glovo e laureato IUSVE in Web marketing & Digital Communication nel 2018, ha restituito agli studenti del Dipartimento di Comunicazione un ritratto onesto di cosa significa costruirsi una carriera nel tech: con le deviazioni, le frustrazioni e le scoperte che nessun profilo LinkedIn racconta davvero.

Prima un metodo, poi un mestiere

Il primo nodo che Tolin ha voluto sciogliere riguarda il rapporto tra formazione universitaria e mondo del lavoro: un tema trasversale, che preoccupa chiunque studi comunicazione e si interroghi su cosa lo aspetta dopo la laurea.

La risposta che ha offerto non è consolatoria nel senso banale del termine, ma è concreta. La formazione accademica non consegna un manuale operativo per i primi anni in azienda. Offre qualcosa di meno visibile e più duraturo: un metodo di apprendimento.

«Mi ha insegnato non tanto un lavoro in sé, ma un modo di approcciare le cose. Tanti progetti, tanti esami, tanta pressione che mi hanno aiutato a sviluppare un approccio organizzato e schematico alla complessità.»

Una competenza trasversale che, nella pratica quotidiana di un’azienda tecnologica, vale almeno quanto le skills tecniche specifiche: perché la capacità di gestire più variabili contemporaneamente è quello che distingue chi avanza da chi si arena.

Un percorso irregolare, lontano dall’idea di carriera che spesso ci si costruisce all’università.

«L’aspettativa dopo la laurea è: stage, assunzione, promozione, direttore. Purtroppo, non funziona praticamente mai così per nessuno.»

Non è un messaggio scoraggiante. È un invito a sviluppare una soglia di resilienza realistica, a non leggere ogni ostacolo come un fallimento e a riconoscere che la traiettoria conta meno della direzione.

Cosa fa, concretamente, un Global Assortment Manager

Tolin — che in triennale aveva studiato architettura e pianificazione del territorio, prima di scoprire il marketing durante un Erasmus in Germania — ha descritto il suo ruolo attuale con una metafora efficace: si occupa di tutto ciò che collega la firma di un contratto con un partner commerciale al primo ordine completato da un utente nell’app.

Questo significa gestire l’onboarding dei partner, la qualità del catalogo prodotti, la consulenza strategica basata sui dati e l’architettura delle categorie di navigazione. Un lavoro che coniuga relazione commerciale e analisi quantitativa in misura quasi paritaria.

La dimensione data-driven è emersa con chiarezza quando ha illustrato come il team orienta le decisioni dei partner sulla base di evidenze concrete:

«Sappiamo che l’ultra fresh è la categoria più rilevante per gli acquisti online. Se un partner come Carrefour mi fornisce pochi prodotti in quella fascia, il mio compito è consigliarlo — dati alla mano — di ampliare l’assortimento.»

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, ha portato un esempio di applicazione diretta e misurabile:

«Un anno fa impiegavamo una settimana per completare l’onboarding di un nuovo partner. Oggi, grazie all’AI, quegli stessi processi si completano in cinque minuti: il sistema crea i prodotti e li assegna ai cataloghi in autonomia.»

Atteggiamento, network e sindrome dell’impostore

L’ultima parte dell’incontro si è concentrata sui consigli diretti agli studenti. Tolin gestisce oggi un team di trenta persone e ha maturato una prospettiva precisa su cosa rende qualcuno davvero assumibile, al di là del curriculum.

Il primo elemento è l’atteggiamento: la motivazione genuina, la disponibilità ad imparare, la capacità di stare nei processi anche quando sono faticosi. Ha citato l’esempio di una collaboratrice laureata in psicologia, priva di competenze tecniche specifiche al momento dell’assunzione, diventata in meno di un anno la top performer del team.

«Ho assunto molte persone nel mio team più per l’atteggiamento e la propensione a imparare che per le competenze già acquisite.»

Il secondo elemento è il network professionale: non inteso come raccolta di contatti, ma come costruzione di relazioni operative nel tempo. Il terzo è la demistificazione della figura del manager.

«Anche i manager e i direttori, nonostante cerchino di non darlo a vedere, commettono errori. L’errore, infatti, fa parte del lavoro a qualsiasi livello e non bisogna aver paura di sbagliare.»

Le domande degli studenti

Le interazioni più vivaci dell’incontro hanno riguardato due temi ricorrenti: la “sindrome dell’impostore” di fronte ai grandi nomi dell’industry e il paradosso dell’esperienza richiesta dagli annunci di lavoro.

A una studentessa che chiedeva come candidarsi a posizioni che richiedono esperienza pregressa che ancora non si possiede, Tolin ha offerto un consiglio operativo: personalizzare il curriculum rispetto alla posizione specifica, invece di inviarlo in modo indiscriminato.

«Preferisco un curriculum costruito attorno alla posizione rispetto a uno inviato a caso, perché mi dice che hai davvero interesse a entrare in quella realtà.»

Sul tema delle competenze tecniche da sviluppare, ha sorpreso indicando l’intelligenza artificiale come priorità assoluta — ma con una precisazione fondamentale:

«Imparate a usare bene l’AI, non per scrivere le email, ma per applicarla ai problemi reali di un’azienda.»

Per iscriverti all'evento visita il seguente URL: https://forms.gle/99FibUeKrEdG6oAK8 →

 

Data e ora

11-03-2026 | 17:00 to
11-03-2026 | 18:30
 

Location

Online event
 

Tipologie di evento

 

Categoria dell'evento

Share With Friends